Il “varicocele femminile” è più spesso indicato come sindrome da congestione pelvica. Nelle donne le vene che drenano sangue dall’utero e dalle ovaie possiedono valvole che impediscono il reflusso. Quando queste valvole non funzionano o mancano, il sangue ristagna e le pareti delle vene si dilatano formando un reticolo di vene ingrossate nella pelvi. Le gravidanze multiple e gli ormoni (in particolare estrogeni e progesterone) contribuiscono a indebolire le vene, così questa condizione colpisce soprattutto donne giovani e multipare.
Sintomi principali
La congestione pelvica può passare inosservata, ma spesso provoca:
- Dolore o pesantezza nel basso ventre: si tratta di un dolore sordo e continuo che dura più di sei mesi, peggiora stando in piedi o dopo rapporti sessuali e può accentuarsi durante il ciclo mestruale o in gravidanza. Molte donne lo descrivono come un senso di peso che aumenta la sera quando il sangue ristagna.
- Vene dilatate nella zona genitale o alle cosce: l’esame fisico può mostrare varici sulla vulva, nell’area pubica o lungo la parte interna delle cosce.
- Sintomi associati: dismenorrea (mestruazioni dolorose), dolore durante o dopo i rapporti (dispareunia), sensazione di pienezza alle gambe, stanchezza, perdite vaginali, gonfiore vulvare e irritabilità vescicale. Talvolta le vene varicose pelviche si accompagnano a emorroidi o varici agli arti inferiori.
Poiché questi disturbi sono aspecifici, la condizione è spesso sottodiagnosticata; la diagnosi richiede di escludere altre cause di dolore pelvico e di documentare la dilatazione venosa con ecografia, risonanza magnetica o venografia.
Trattamento endovascolare
Oltre alla terapia farmacologica e alla chirurgia, negli ultimi anni si è affermata una tecnica mini‑invasiva chiamata embolizzazione delle vene pelviche (o embolizzazione della vena ovarica). Questa procedura è oggi considerata la terapia di scelta per la congestione pelvica perché consente di trattare efficacemente la malattia senza tagli o bisturi. In pratica:
- Un radiologo interventista effettua una piccola puntura in una vena dell’inguine o del braccio e introduce un catetere sottilissimo sotto guida radiologica.
- Il catetere viene fatto avanzare fino alle vene ovariche dilatate; qui si inietta un mezzo di contrasto per visualizzare le varici.
- Le vene malate vengono quindi “tappate” dall’interno mediante una schiuma sclerosante e/o sottili spirali metalliche (coils) o piccoli tappi vascolari. Ciò occlude le vene incompetenti e devia il sangue verso vasi sani.
- La procedura si svolge in anestesia locale o con leggera sedazione e dura circa 1‑2 ore. Nella maggior parte dei casi si esegue in day‑hospital, senza ricovero notturno.
Vantaggi dell’embolizzazione
Rispetto alla chirurgia (legatura o resezione delle vene ovariche), l’embolizzazione offre numerosi benefici:
- Minimamente invasiva e sicura – non richiede incisioni chirurgiche; il catetere entra con una puntura di pochi millimetri. Grazie a ciò il rischio di complicanze è molto basso e non vi sono cicatrici.
- Recupero rapido – dopo l’embolizzazione la paziente può tornare a casa il giorno stesso e riprendere le attività quotidiane in tempi brevi. Di solito non si avverte dolore significativo dopo l’intervento e non è necessaria l’anestesia generale.
- Efficacia elevata – studi clinici riportano percentuali di successo tecnico prossime al 100% e un miglioramento o completa risoluzione dei sintomi nel 60‑90% delle donne trattate. L’embolizzazione ha superato la chirurgia come trattamento di prima scelta perché offre efficacia simile o superiore con meno rischi di recidiva.
- Meno complicanze rispetto alla chirurgia – la tradizionale resezione delle vene ovariche può comportare trombosi, ematomi retroperitoneali e lunghe degenze. L’embolizzazione, invece, è una procedura ambulatoriale ben tollerata; effetti collaterali transitori possono includere febbre leggera o dolore pelvico temporaneo, mentre le complicanze gravi (migrazione di coils) sono rare.
In conclusione, il varicocele femminile o sindrome da congestione pelvica si manifesta con dolore e pesantezza cronica nel basso ventre e altre sensazioni fastidiose che peggiorano dopo una giornata in piedi. Se i sintomi sono invalidanti e persistono nonostante le terapie conservative, l’embolizzazione endovascolare offre una soluzione moderna e poco invasiva. La procedura consiste nel chiudere dall’interno le vene dilatate, è eseguita in anestesia locale, consente di tornare a casa nello stesso giorno e porta a un elevato tasso di sollievo sintomatologico con minimi rischi.



