Varicocele: cos’è, sintomi e trattamento con embolizzazione mini-invasiva

Il varicocele è una sorta di “varice” che interessa le vene del sacco scrotale. In condizioni normali il sangue che arriva ai testicoli defluisce attraverso piccole vene; quando le valvole di queste vene non funzionano bene, il sangue ristagna, le pareti si dilatano e si formano dei cordoni gonfi visibili o palpabil. È una condizione piuttosto comune (si stima che colpisca circa 1 uomo su 5) e tende a comparire più spesso sul lato sinistro

Come si manifesta

Molti uomini non avvertono alcun disturbo e scoprono il varicocele durante un controllo medico o una valutazione per infertilità. 

Quando dà segno di sé, i sintomi più frequenti sono:

  • Peso o dolore sordo al testicolo o allo scroto che tende a peggiorare stando in piedi o facendo sforzi prolungati e migliora quando ci si sdraia. Alcune persone descrivono una sensazione alternata da fastidio sordo a fitte più acute. 
  • Gonfiore o sensazione di “sacco di vermi”: le vene dilatate possono essere visibili o palpabili e dare l’impressione di un nodulo o di spaghetti nel sacco scrotale 
  • Differenza di volume fra i testicoli o testicolo più piccolo, dovuta all’atrofia causata dal ristagno di sangue 
  • Difficoltà a concepire: il varicocele è una causa riconosciuta di infertilità maschile; in alcune persone può ridurre la qualità o la quantità degli spermatozoi. 

Se compaiono questi segni, è utile parlarne con il medico. Una semplice visita in piedi e sdraiati, eventualmente con la manovra di Valsalva o un’ecografia scrotale, permette di confermare la diagnosi.

Trattamenti e ruolo dell’embolizzazione endovascolare

Non tutte le varicoceli richiedono terapia: se non ci sono sintomi né problemi di fertilità, spesso basta il monitoraggio. 

In presenza di dolore, atrofia o infertilità, esistono diverse soluzioni. 

Oltre alla classica legatura chirurgica, negli ultimi anni si è diffusa la embolizzazione endovascolare, una procedura mini‑invasiva eseguita da un radiologo interventista.

Durante l’embolizzazione, il medico pratica una piccola puntura in una vena della gamba o del collo e, sotto guida radiologica, avanza un catetere sottilissimo fino alla vena del testicolo. Una volta posizionato, rilascia minuscole spirali e/o una schiuma sclerosante che bloccano la vena malata; il sangue viene così deviato verso vene sane e il varicocele si “sgonfia” dall’interno. L’intervento si esegue in anestesia locale, non richiede tagli o punti di sutura, e il paziente torna a casa in giornata.

Per chi non ha familiarità con la medicina, si può pensare all’embolizzazione come alla chiusura di un tubo difettoso: invece di aprire la parete e legare il tubo (come avviene in chirurgia), si entra dall’interno e lo si “tappa”. 

Questo approccio offre numerosi vantaggi:

  • Recupero rapido: dopo l’embolizzazione bastano uno o due giorni per tornare alle normali attività, mentre dopo la chirurgia servono circa due settimane di convalescenza. 
  • Assenza di cicatrici e minor dolore: la procedura non comporta incisioni sullo scroto o sui muscoli addominali, quindi il disagio post‑operatorio è minimo. 
  • Efficacia maggiore della chirurgia: gli studi mostrano che la percentuale di successo tecnico dell’embolizzazione è elevata e che il miglioramento dei parametri seminali è simile o superiore rispetto alla varicocelectomia tradizionale; in un confronto la concentrazione di spermatozoi è migliorata nell’83 % dei pazienti embolizzati contro il 63 % dei pazienti operati. 
  • Meno complicazioni: non essendoci incisioni, il rischio di infezioni, idrocele o lesioni arteriose è inferiore. Inoltre è possibile trattare contemporaneamente varicoceli su entrambi i lati attraverso un unico accesso venoso 

In conclusione, il varicocele è una dilatazione delle vene del testicolo che spesso non causa disturbi ma può provocare dolore e problemi di fertilità. La diagnosi è semplice e, quando necessario, oltre alla chirurgia esiste un’opzione endovascolare poco invasiva e con recupero rapido. In presenza di sintomi o desiderio di paternità, è consigliabile rivolgersi al radiologo interventista.

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